Tendenze

Trieste tra le bollicine e la liscia: l’eterno duello dell’acqua

A Trieste, città sospesa tra mare e Carso, crocevia di culture e tradizioni, anche una semplice scelta come quella tra acqua liscia e gassata diventa espressione di gusto, abitudine e identità. Non è solo una questione di palato: è un piccolo rituale che racconta molto della gente del posto. In questa città dal respiro mitteleuropeo, con influenze austriache, slovene e italiane, la preferenza per l’acqua frizzante sembra avere radici profonde.

Passeggiando tra i tavolini dei caffè storici del centro, tra un espresso nero e un aperitivo al tramonto, l’acqua gassata compare spesso accanto ai bicchieri. I triestini la apprezzano per la sua capacità di “pulire” la bocca, accompagnare il pasto e offrire un senso di freschezza immediata. È percepita come più decisa, più “viva”. In molti sostengono che favorisca la digestione, specialmente dopo un pranzo abbondante o una cena in osmiza, le tipiche osterie carsiche dove si gustano salumi, formaggi e vini locali.

Ma è davvero così diffusa questa preferenza? Secondo una rilevazione condotta da un’associazione di consumatori locale, circa il 60% dei triestini sceglie l’acqua frizzante quando pranza fuori casa. Percentuale che scende leggermente nelle abitudini domestiche, dove l’acqua liscia riconquista spazio, forse per motivi di salute o semplicemente per una questione di comodità.

Le famiglie con bambini, ad esempio, tendono a preferire l’acqua naturale. Anche molti anziani evitano le bollicine, spesso su consiglio medico. E c’è chi, pur amando la frizzante, preferisce renderla tale al momento, grazie a dispositivi per gasare l’acqua del rubinetto: una scelta economica e sostenibile, che riscuote successo in una città molto attenta all’ambiente.

Il gusto, però, resta il principale fattore discriminante. Alcuni triestini raccontano che l’acqua gassata li fa sentire “più svegli”, che dà una sensazione di energia. C’è anche un risvolto sociale: al bar o al ristorante, ordinare una frizzante può sembrare una scelta più “sofisticata”. È un piccolo gesto, certo, ma nella cultura triestina — dove i dettagli contano — può fare la differenza.

Non mancano comunque gli irriducibili della liscia, spesso per motivi di purezza. “L’acqua deve sapere di acqua e basta”, afferma convinto un signore seduto in piazza Unità. Per lui, ogni aggiunta è una forzatura. E in effetti, l’acqua naturale è ancora vista da molti come la più “vera”, la più neutra, la più adatta ad accompagnare i sapori senza sovrastarli.

Il dibattito, seppur pacato, è aperto. Non ci sono vincitori netti, ma una coesistenza equilibrata tra due modi di vivere un gesto quotidiano. Trieste si conferma così, anche nell’acqua, una città di scelte consapevoli, dove la tradizione si mescola all’innovazione, e ogni preferenza racconta una storia. Che sia liscia o gassata, l’importante è che sia servita con cortesia, magari con vista sul mare e un sorriso.