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Anoressia, allarme a Trieste: tra dato in crescita ed emergenza strutture

La piaga dei disturbi alimentari, in particolare dell’anoressia nervosa, continua a mietere vittime anche nella nostra regione, dove l’emergenza assume contorni sempre più drammatici. Dati recenti dell’Azienda Sanitaria confermano un aumento costante delle richieste di aiuto, con numeri che lo scorso anno hanno mostrato una crescita significativa sia nei casi clinici lievi che in quelli più gravi.

Nella Regione Friuli-Venezia Giulia sono presenti quattro centri ambulatoriali per i disturbi alimentari – ubicati a Udine, San Vito, Monfalcone e Trieste – che registrano oltre mille nuovi utenti all’anno, con un incremento annuo superiore al 10%. Nel dettaglio, circa il 60% delle prestazioni riguarda l’anoressia nervosa, in netta crescita rispetto agli anni precedenti. Nel 91% dei casi si tratta di giovani donne, sebbene la percentuale di pazienti maschili stia aumentando.

Una testimonianza diretta proviene dall’Ospedale Burlo Garofolo di Trieste: la gastroenterologa Grazia Di Leo riferisce che le visite settimanali nel suo ambulatorio sono quadruplicate (da 4-5 a 20) e i ricoveri in neuropsichiatria infantile triplicati (da 10 a circa 30 all’anno). Il fenomeno, preesistente alla pandemia, ha subito un’accelerazione durante il lockdown: “la situazione è grave – dichiara la dottoressa – il Covid non ha fatto che peggiorare l’isolamento e la sensazione di controllo, spingendo molti giovani a concentrare le uniche leve rimaste sul cibo e sul peso”.

Nel 2024 si è registrato un trend di stabilizzazione, ma i numeri restano sensibilmente sopra quelli del periodo pre-pandemico. Tuttavia, l’offerta di strutture residenziali nella nostra regione è insufficiente: non esistono centri per ricoveri notturni a Trieste e nei casi più critici si è costretti a rivolgersi a strutture in Veneto, con tempi di attesa spesso incompatibili con la tempestività necessaria.

Il quadro del disagio giovanile emerso nel 2019, nei licei cittadini, mostrava come l’anoressia fosse spesso connessa a fenomeni come il bullismo e l’isolamento sociale: incontri promossi dalle associazioni avevano coinvolto centinaia di studenti per sensibilizzare sul tema. Lo stesso spirito ha animato eventi culturali, come reading e dibattiti con la partecipazione attiva di professionisti sanitari e testimonianze di persone uscite dalla malattia.

Stimoli analoghi provengono dalla società civile: dal centro Food For Mind di Viale Miramare, che da marzo 2024 ha iniziato a offrire servizi gratuiti di ascolto, diagnosi e orientamento, alla rete formativa promossa da enti locali sull’approccio familiare sistemico nei percorsi terapeutici.

Sul fronte istituzionale, la Regione ha annunciato stanziamenti per la realizzazione di una struttura residenziale dedicata ai ricoveri, come affermato dall’assessore alla Salute durante un’intervista televisiva. Una risposta attesa con ansia dai centri locali, che oggi lamentano carenze strutturali e ritardi che possono costare vite.

L’anoressia nervosa, disturbo clinico che si basa su criteri psicologici e comportamentali, presenta un rischio altissimo di mortalità se trascurata. La diagnosi precoce e l’accesso immediato a cure multidisciplinari (psicoterapia, nutrizione, supporto familiare) possono garantire una prognosi positiva nel 70% circa dei casi; ma l’attesa media nel Servizio Sanitario oscilla tra i 3 e i 6 mesi, un tempo spesso fatale.

A Trieste, dunque, l’analisi del fenomeno evidenzia un’emergenza strutturale: malattia in crescita, risorse inadeguate, ritardi pericolosi. Cresce nel contempo la consapevolezza, grazie a eventi culturali, reti associative e segnali di investimento pubblico. Ma se non si accelerano interventi concreti, il territorio rischia di non reggere al peso della malattia: e la salute dei più fragili diventa un termometro del nostro grado di civiltà.