Salvare il Natale a Trieste: come le feste non devono trasformarsi in spreco
Nel cuore del Friuli‑Venezia Giulia, Trieste si prepara ad accogliere il Natale con mercatini, luci e menù ricchi di tradizione. Ma insieme alla gioia delle feste arriva puntuale anche il rischio di spreco alimentare. A Natale, in Italia, si stima vengano buttate via circa 575 000 tonnellate di cibo: una media di 90 euro a famiglia solo nel periodo natalizio. Anche se mancano dati specifici per Trieste, è plausibile che le famiglie triestine vivano dinamiche simili, specie in occasione di pranzi e cenoni abbondanti.
Lo spreco alimentare non è solo un problema economico. Ogni tonnellata di cibo buttata genera circa 4-4,5 tonnellate di CO₂, contribuendo all’inquinamento ambientale. A livello nazionale si punta a dimezzare lo spreco pro capite entro il 2030, e anche a Trieste sono in atto azioni di sensibilizzazione, come l’adesione alla Carta Spreco Zero.
Nel frattempo, la città si illumina: casette di legno, profumo di vin brulè e dolci tipici avvolgono il centro. Ma accanto al calore delle feste, è bene fermarsi a riflettere. Come evitare che tutta questa abbondanza si trasformi in un enorme sacco nero?
Tra i consigli più efficaci, spiccano quelli legati alla buona pianificazione. Prima di mettersi a cucinare per un esercito, conviene fare due conti precisi. «No star a far le robe a occhi!», ammonisce qualche nonna triestina, «che dopo resta tuto lì su el piato!». Meglio stimare bene le porzioni e considerare eventuali assenze o ospiti dell’ultimo minuto.
Molto utile è anche saper leggere bene le etichette. Tante volte ci si lascia ingannare dalla data: “da consumarsi preferibilmente entro” non significa che l’alimento vada buttato il giorno dopo. I prodotti, specie quelli secchi o in scatola, restano commestibili per diversi giorni ancora.
Altro elemento fondamentale è scegliere ingredienti locali e di stagione. Acquistare nei mercatini cittadini o dai produttori locali significa puntare su freschezza e qualità, ma anche su durabilità. Inoltre, si sostiene l’economia del territorio e si riducono gli imballaggi inutili.
E se qualcosa avanza? Nessun problema: basta un po’ di fantasia. Con il pane raffermo si fanno ottimi crostini, il lesso può diventare polpette o insalata russa, il risotto si trasforma in sformato. «No se buta via gnente», ricorda chi è cresciuto in tempi di ristrettezze.
Il congelatore può essere un grande alleato: porzionare gli avanzi e conservarli bene permette di evitare gli sprechi nei giorni successivi. E se c’è del cibo in eccedenza che non si sa come riutilizzare, perché non donarlo? A Trieste sono molte le realtà caritative che accettano generi alimentari integri da redistribuire a chi ne ha bisogno.
Infine, la tecnologia può venire in aiuto: esistono applicazioni che mettono in contatto negozi e cittadini per vendere a prezzo ridotto prodotti vicini alla scadenza. Anche durante le festività si possono trovare offerte interessanti e dare una seconda vita a ciò che altrimenti verrebbe buttato.
Insomma, basta un po’ de bon senso e un bel toco de triestinità: «ghe pensìn no solo al cenòn, ma anca a chi resta vacante in te la cassa». Perché un Natale davvero buono è quello che non lascia nessuno indietro. E nemmeno una briciola nel bidone.
