A Trieste il self care diventa cultura urbana: prendersi cura di sé tra salute, comunità e mare
Prendersi cura di sé a Trieste significa molto di più di semplici pratiche personali di benessere: è diventato un modello integrato che unisce salute, natura, comunità e stile di vita quotidiano. La città, grazie alla sua vocazione scientifica e al lungo retaggio culturale legato al benessere mentale, propone un approccio completo che coinvolge corpo, mente e ambiente sociale.
Nel corso del 2025, il Comune di Trieste ha lanciato un’iniziativa di promozione del benessere che fonde medicina, mobilità e partecipazione civica in un progetto chiamato “between land and sea”. Tra le attività previste ci sono consulti medici gratuiti, workshop educativi, passeggiate guidate e attività sportive pensate per famiglie e anziani, valorizzando la vicinanza al mare e agli spazi urbani verdi. L’iniziativa, illustrata dagli assessori Michele Babuder ed Elisa Lodi, ambisce a rendere accessibile e inclusivo il concetto di cura di sé come pratica collettiva e responsabilità condivisa.
Questo approccio si inserisce perfettamente nella tradizione triestina: da un lato città riconosciuta per la più alta densità di ricercatori pro capite in Europa e sede di rinomate strutture scientifiche; dall’altro città-mondo del caffè e luogo di ritrovo storico per intellettuali e comunità, come testimoniano i celebri caffè storici che ancora oggi sono simbolo di socialità, riflessione e dialogo pubblico.
Prendersi cura di sé, secondo gli esperti nel settore del benessere, non è un gesto egoistico ma un atto di responsabilità personale e sociale, finalizzato a sostenere salute e qualità della vita. Include attenzione all’alimentazione, al sonno, all’esercizio fisico ma anche alla salute mentale, emotiva e alle relazioni sociali. In Italia, secondo una ricerca condotta su donne tra i 18 e i 55 anni, il 99% riconosce l’importanza del self‑care, ma solo un terzo riesce a dedicare tempo e attenzione reale a sé stesse – un fenomeno definito “Self‑Care Paradox”.
A Trieste, le politiche pubbliche e le risorse comunitarie cercano di superare questa difficoltà rendendo concretamente più accessibile il prendersi cura di sé. L’estate 2025 ha visto anche il ritorno della rassegna “Estate in Movimento”, organizzata dall’associazione Benessere aps, che per il venticinquesimo anno propone attività fisiche e momenti di aggregazione allo scopo di migliorare la mobilità, la salute e il legame sociale nella città.
Un altro elemento distintivo è la cultura dell’auto‑gestione della salute intesa come cura quotidiana, consapevole e proattiva. L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera il self‑care una frontiera della salute globale, sottolineando l’importanza di cittadini alfabetizzati dal punto di vista sanitario in grado di gestire le proprie scelte terapeutiche in modo autonomo e responsabile. La Giornata internazionale del self‑care, celebrata ogni 24 luglio, viene spesso ricordata anche nel nostro Paese come occasione per diffondere consigli pratici: dalla protezione delle vie respiratorie con temperature climatiche estive o condizionatori, all’idratazione, alla gestione delle escursioni termiche.
Insomma, a Trieste “prendersi cura di sé” non è semplicemente svolgere yoga, jogging o seguire una dieta equilibrata, bensì partecipare a un progetto di benessere che unisce tutela della salute, rapporto con l’ambiente (mare, Carso, parchi cittadini), consapevolezza individuale e coesione sociale. In questa prospettiva il benessere diventa un valore urbano condiviso, un impegno che mette al centro la persona, le relazioni e la comunità. Fornisce modelli replicabili altrove e riconferma Trieste come città in cui cultura, scienza e prassi sociale si incontrano sotto il segno della cura di sé.
Il self‑care, insomma, a Trieste passa da gesti quotidiani alla portata di tutti, da eventi pubblici e spazi collettivi pensati per la salute, fino ad una cultura urbana che riconosce il benessere come diritto e come progetto comune.
