Salute

Filtri solari: qual’è il corretto utilizzo

Come orientarsi tra i filtri solari? Il sole è un alleato della salute. Anche le creme solari sono uno strumento utile purché si sappia cosa scegliere e come usarle. Il prodotto solare, anche il migliore, non può fare miracoli. Non esistono creme che proteggono al 100% dalle radiazioni ultraviolette e dai danni che possono arrecare a chi esagera. E’ bene stare all’ombra nelle ore più calde, usare anche cappello, occhiali e altri capi d’abbigliamento.

In Europa sono state introdotte scale standard per indicare i filtri solari

Così il consumatore può confrontare prodotti differenti in modo semplice. SPF è l’indicatore più conosciuto dell’efficacia di uno schermo solare. Esso esprime il livello di protezione dai raggi UVB. Questi ultimi sono i responsabili di eritemi, ustioni, scottature. La scala è una sola a livello internazionale. Le categorie standard sono quattro: protezione bassa (da 6 a 10), media (15-25), alta (30-50), molto alta (50+).

Le radiazioni UVA penetrano più in profondità nella pelle e a lungo sono state sottovalutate

Oggi le aziende serie hanno dato spazio alla protezione anti-UVA, raggi che non danno sensazione di scottatura, permettono di stare molte ore al sole senza percepire il danno. Per gli esperti è necessario proteggersi anche dagli UVA. I prodotti solari devono avere una protezione ad ampio spettro, contro UVA e UVB. In Europa la normativa prevede che un buon filtro solare debba offrire una protezione anti UVA pari a 1/3 di quella UVB. Quindi se una crema ha un SPF uguale a 30, deve avere una protezione anti UVA almeno pari a 10».

Ciascuna tipologia di pelle richiede un fattore protettivo adeguato

Occhi, incarnato e capelli (il fototipo) possono dirci molto su quanto siamo fragili o resistenti di fronte all’esposizione solare. Per i più piccoli va evitata l’esposizione solare diretta. Sino a 3 anni è consigliabile evitare le ore più calde, dalle 11 alle 16, e usare sempre maglietta, occhiali e cappellino, specie per i fototipi più chiari. In ogni caso è imperativo evitare le scottature, che possono dare seri danni sul lungo periodo.

Guardare la data di scadenza non basta. Infatti le creme solari non vanno mai usate dopo più di un anno dall’apertura. E’ importante considerare anche la fotostabilità del prodotto, la capacità della crema di rimanere attiva sulla pelle anche sotto l’azione della luce solare». La crema va riapplicata ogni 2 o 3 ore e ogni volta che ci si bagna, senza dimenticare che gli UV non si lasciano fermare del tutto dall’ombrellone né dal cielo nuvoloso.

Fra i danni arrecati dai raggi UV si contano: l’invecchiamento cutaneo, eritemi, scottature, danni oculari, alcune forme di tumore, come il carcinoma basocellulare e quello spinocellulare. Per quanto riguarda il più temuto fra i tumori della pelle, il melanoma, ci sono poche certezze. Molti esperti ricordano che il melanoma non è più diffuso presso le popolazioni più esposte al sole rispetto a in Paesi meno soleggiati. La malattia colpisce spesso aree del corpo normalmente non esposte alla luce solare, come il tronco, i piedi, il cuoio capelluto. I principali fattori di rischio, infatti, sono la predisposizione genetica e fototipo.

Vanno evitate le ustioni solari, specie sulla pelle dei bambini. Si sospetta che i raggi UVA giochino un ruolo nella sua insorgenza e gli esperti insistono sulla prevenzione dal momento che l’esposizione al sole o la tintarella artificiale sono l’unico fattore modificabile fra i fattori di rischio citati. Un recente studio americano comparso sulla rivista Jama ha documentato una riduzione del 27% dei casi di melanoma nelle persone a rischio che usavano regolarmente le creme solari.