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Ipercorpo: il festival internazionale delle arti dal vivo a Forlì

Appuntamento dal 30 Maggio al 2 Giugno, dalle 19 alle 24. Ipercorpo, festival internazionale delle arti dal vivo, dedica anche quest’anno una sezione speciale alle arti visive. Accoglierà al suo interno e farà proprio il tema di questa XVI edizione: La pratica quotidiana. Sono invitati a esporre sei artisti: Bekhbaatar Enkhtur, Marta Mancini, Gabriele Picco, Federico Pietrella, Nazzarena Poli Maramotti, Alessandro Sarra, i cui interventi saranno affidati alla curatela di Davide Ferri.

La sezione arte del festival non proporrà una vera e propria mostra. Infatti si articolerà in uno spazio di lavoro quotidiano, dove le opere degli artisti (in gran parte interventi site specific) costituiranno una specie di controcanto, di contrappunto, ad alcuni momenti dialogici: tra gli artisti, presenti all’interno dello spazio per tutta la durata del festival, e tra gli artisti e il pubblico, invitato ad una lunga e reiterata frequentazione dello spazio.

Le opere reagiranno quindi alle sollecitazioni del luogo – l’Oratorio di San Sebastiano di Forlì – e alle sue articolazioni, talvolta contaminandosi e attivandosi reciprocamente: un grande tavolo posto al centro dello spazio, ad esempio, ospita lavori di piccolo formato (disegni e pagine di appunti, ma anche frammenti di opere non finite o irrisolte) anche eccentrici rispetto alle poetiche di ognuno degli artisti, e rievoca la dimensione dello studio, lo spazio della pratica quotidiana, il luogo di un procedere incerto, frammentario, sorprendente, di un fare non progettato.

La sezione include i lavori di Federico Pietrella, veri e propri “racconti del tempo”, in cui l’artista, utilizzando un timbro datario come pennello (che registra ogni giornata di lavoro) traduce in pittura immagini che appartengono alla quotidianità e al tranquillo svolgersi della vita famigliare. I dipinti di Nazzarena Poli Maramotti, attraversati da forze e movimenti che preludono a diverse potenzialità dell’immagine, a paesaggi – con cose riconducibili al reale che si addensano nei bordi come in un affresco settecentesco – che possono facilmente virare verso l’astrazione. I lavori di Alessandro Sarra, che nascono per via di stratificazioni successive (alcune cancellano, altre costruiscono l’immagine con segni che sembrano attraversare la superficie come forme instabili e volatili) e in cui l’ultima velatura conserva le tracce, rilanciandole in superficie, di quelle che l’hanno preceduta.

I disegni di Gabriele Picco, realizzati in un modo rapido e dimesso che nel tempo, sin dagli esordi dell’artista, non è mai mutato, con tratti da diario adolescenziali, figure al limite della caricatura che tendono sempre all’autoritratto – immagini sghembe che collassano in una forma a metà tra lo scarabocchio e la vignetta. I dipinti di Marta Mancini, percorsi da un ritmo sincopato di tratti spessi e vibratili, forme sopravvissute a un atto di negazione, quello di una campitura monocroma che, come uno sfondo che copre, ha cancellato, interrotto, ridefinito l’andamento di una pennellata larga e sinuosa. Un’installazione, infine, di Bekhbaatar Enkhtur, capace di abitare lo spazio con progressive espansioni, e attraverso l’utilizzo di materiali trovati, di recupero (sedie, assi di legno, bancali, imballi…) e figure di animali – modellati di getto con l’argilla cruda – che sembrano esalare l’ultimo respiro e sprigionare un potente residuo di vitalità.