Salute

Cosa succede al cervello dopo una notte insonne?

La privazione del sonno è stata per anni ritenuta un effetto collaterale o un sintomo di altre condizioni di fondo come l’ansia o la depressione. Ma – spiega Eti Ben-Simon, neuroscienziata e ricercatrice del sonno all’università di Berkeley, in California, su Psychology Today – oggi sappiamo che questo ordine può essere invertito. La privazione del sonno e l’ansia, la depressione o altre condizioni di salute mentale possono influenzarsi reciprocamente, generando un circolo vizioso negativo da cui può essere difficile uscire.

Le persone affette da insonnia – spiega l’esperta – hanno il doppio delle probabilità di sviluppare depressione o ansia in età avanzata rispetto a coloro che invece dormono secondo le indicazioni della comunità scientifica. Uno studio condotto su 1.500 soggetti, alcuni con insonnia e altri senza, ha scoperto che l’insonnia cronica si associava ad un rischio tre volte superiore rispetto al gruppo di controllo di sviluppare depressione dopo un anno e a uno doppio di potere soffrire di ansia. La presenza di sintomi di insonnia aumenta anche il rischio di sviluppare disturbo da stress post-traumatico e mostra una forte correlazione con il comportamento suicida, tra le persone a rischio. Anche dopo un trattamento adeguato per depressione o ansia, le persone che continuano a soffrire di disturbi del sonno sono più inclini a ricadute rispetto a coloro il cui sonno va migliorando nel tempo. Comprendere più in profondità il ruolo del sonno in questo contesto potrebbe aprire nuove prospettive per prevenire e trattare molte condizioni emotive e mentali.

La privazione del sonno può essere alla base di futuri problemi di salute mentale in individui altrimenti sani. I volontari che sono rimasti svegli per più di due notti hanno riportato difficoltà a pensare, formulare frasi e trovare le parole giuste. Hanno sperimentato allucinazioni. Dopo tre giorni senza sonno, alcuni partecipanti sono diventati deliranti e paranoici. Con episodi di natura psicotica, alcuni credevano di essere agenti segreti o che degli alieni stessero per rapirli. Dopo cinque giorni, diversi partecipanti hanno sperimentato una condizione simile alla psicosi completa e non erano in grado di comprendere appieno la loro situazione.

Nonostante questi risultati sorprendenti, “gli scienziati sono stati scettici riguardo alle conseguenze delle notti insonni, soprattutto considerando che fortunatamente pochi di noi sperimentano una privazione estrema del sonno” scrive la neuroscienziata di Berkeley. Questo atteggiamento ha così condotto a una nuova ondata di ricerche. Negli ultimi tempi è emersa una spiegazione scientifica del cervello che inizia a fare chiarezza su ciò che riguarda il riposo o la sua mancanza, una spiegazione che sembra essere collegata alle nostre emozioni.

Ogni volta che affrontiamo una situazione di stress o intensamente emotiva, una parte profonda del cervello chiamata amigdala entra in azione. L’amigdala può innescare una risposta completa dell’intero organismo per prepararci alla sfida o alla minaccia che stiamo affrontando. Questa risposta di lotta o fuga accelera il battito cardiaco e rilascia ormoni dello stress nel flusso sanguigno. Per fortuna, esiste una regione cerebrale che funge da ammortizzatore tra noi e questa cascata di ipereccitazione. Si tratta della corteccia prefrontale, un’area situata dietro il centro delle sopracciglia. Le ricerche dimostrano che l’attività in questa regione tende a ridurre o regolare l’amigdala, mantenendo così sotto controllo la nostra risposta emotiva.

Altri studi hanno poi dimostrato che questa compromissione neurale può verificarsi anche dopo una sola notte di privazione del sonno o quando si dorme abitualmente meno di sei ore a notte, o ancora quando i partecipanti dormono solo quattro ore a notte per cinque notti. Insomma, anche in presenza di condizioni che magari considereremmo non gravi e che in fondo capitano di tanto in tanto a tutti. Questo tipo di problematica può essere così marcata da confondere i confini di ciò che le persone percepiscono come emotivo. Gli effetti sull’amigdala, sulla corteccia prefrontale e sul circuito che li collega possono avere diverse altre conseguenze, spiega l’esperta. “Abbiamo pubblicato risultati che mostrano che i cambiamenti in questo circuito cerebrale, insieme ad altre regioni coinvolte nell’attivazione, sono correlati ad aumenti della pressione sanguigna dopo una notte di privazione del sonno. I meccanismi cerebrali che io e i miei colleghi abbiamo osservato possono contribuire a cambiamenti che influiscono negativamente su tutto il corpo, aumentando il rischio di ipertensione e malattie cardiovascolari”.