Salute

Scoperto l’”interruttore” cerebrale della concentrazione: una svolta per capire il focus (e l’ADHD)

​Viviamo in un’era di costante sovraccarico sensoriale. Tra notifiche dello smartphone, impegni e rumori di fondo, la nostra mente è continuamente bombardata da stimoli che competono per catturare la nostra attenzione. Ti sei mai chiesto come faccia il tuo cervello a decidere, in una frazione di secondo, cosa ignorare e su cosa concentrarsi veramente?

 

​Fino ad oggi, la comunità scientifica era convinta che questa straordinaria capacità di filtro dipendesse quasi esclusivamente dalle aree più moderne e sviluppate della nostra corteccia cerebrale, quelle che ci differenziano come primati. Ma una nuova, affascinante ricerca della Johns Hopkins University, pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature Communications, ha letteralmente ribaltato questa prospettiva, scovando il “motore” della nostra attenzione in una struttura primordiale.

​Un motore di selezione antico di milioni di anni

​Studiando i circuiti cerebrali nei topi, i neuroscienziati hanno isolato un ammasso di neuroni specifici situati nel tronco encefalico, una delle parti più antiche del cervello dal punto di vista evolutivo. Questo gruppo di cellule fa parte del complesso inibitorio tegmentale laterale parabigeminale (chiamato in gergo PLTi).

​Questi neuroni utilizzano il GABA, un messaggero chimico inibitorio, per modulare l’attività del collicolo superiore, l’area del mesencefalo che coordina gli stimoli visivi e spaziali creando una mappa del mondo intorno a noi. La cosa sorprendente è che questa rete neurale è altamente conservata dall’evoluzione: significa che la condividiamo non solo con i piccoli mammiferi, ma potenzialmente anche con uccelli e pesci. La capacità di focalizzarsi su un obiettivo ignorando le distrazioni periferiche è un meccanismo di sopravvivenza affinato in centinaia di milioni di anni.

​L’esperimento: accendere e spegnere la concentrazione

​Per comprendere l’esatto ruolo di questi neuroni, i ricercatori hanno ideato un test tanto semplice quanto ingegnoso. Alcuni topi sono stati addestrati a toccare uno schermo touch in corrispondenza di determinate immagini per ottenere una ricompensa, ignorando una serie di distrazioni visive che apparivano lateralmente.

​Con i neuroni PLTi perfettamente funzionanti, i topi completavano il compito senza alcuna difficoltà. Successivamente, attraverso l’uso di un vettore virale, gli scienziati hanno temporaneamente “disattivato” questo gruppo di cellule. Il risultato è stato sorprendente: i topi sono diventati improvvisamente iper-distraibili. Bastava il minimo stimolo visivo periferico per far perdere loro completamente il focus sul compito principale.

​Ma la vera prova del nove è arrivata il giorno successivo: una volta riattivati i neuroni, gli stessi identici animali sono tornati a ignorare perfettamente anche le distrazioni più forti. Questo dimostra che la regione in questione agisce come un vero e proprio “motore di selezione attentiva”, risolvendo istante dopo istante la domanda fondamentale: qual è l’informazione più importante a cui devo prestare attenzione in questo esatto momento?

​Nuove speranze per il trattamento dell’ADHD

​I dati clinici indicano che questi stessi neuroni esistono anche nell’essere umano. Questa scoperta non è solo un affascinante tassello nell’evoluzione della biologia, ma rappresenta una potenziale svolta clinica.

​Le alterazioni della corretta selezione spaziale e l’estrema vulnerabilità ai fattori di distrazione sono infatti i tratti distintivi di condizioni come il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) o la schizofrenia. Comprendere che la radice di queste difficoltà risiede anche in un circuito primordiale, e non solo nella corteccia prefrontale, apre la strada a nuove strategie terapeutiche e a trattamenti mirati molto più efficaci per riequilibrare i messaggeri chimici come il GABA in questa specifica area del tronco encefalico.

​La prossima volta che riuscirai a isolarti dal mondo per finire un lavoro importante, ricordati che non stai solo usando la tua forza di volontà: stai attivando un meraviglioso interruttore biologico che la natura ha perfezionato per te nel corso di milioni di anni.

​Io sono Leonardo Durante e questa è SCIENZA.