Terremoto in Venezuela, gli esperti spiegano la catastrofe: perché il doppio sisma ha provocato una devastazione senza precedenti
Il devastante terremoto che ha colpito il Venezuela continua ad alimentare il dibattito nella comunità scientifica internazionale. Al di là dell’emergenza umanitaria, con migliaia di vittime, feriti e dispersi, il disastro rappresenta un caso di studio di enorme interesse per comprendere come la combinazione tra caratteristiche geologiche, qualità delle costruzioni e dinamica delle onde sismiche possa trasformare un evento naturale in una tragedia di proporzioni eccezionali.
Questi aspetti sono stati approfonditi nel corso di una diretta di Fast News Platform, durante la quale sono intervenuti il professor Leonardo Durante, docente e divulgatore scientifico, e il professor Jesús Rivera Castañeda, accademico messicano esperto di sistemi e ingegneria. L’incontro ha avuto un taglio esclusivamente tecnico e divulgativo, con l’obiettivo di spiegare al grande pubblico i fenomeni fisici e ingegneristici che stanno dietro a una delle più gravi catastrofi sismiche degli ultimi anni.
Il doppio terremoto e l’effetto distruttivo
Secondo quanto illustrato nel corso della trasmissione, l’evento è stato caratterizzato da due fortissime scosse di magnitudo superiore a 7 che si sono susseguite in un intervallo di tempo estremamente ridotto.
Dal punto di vista scientifico, questa successione ravvicinata rappresenta uno degli elementi più critici. La prima scossa avrebbe infatti compromesso la stabilità di moltissimi edifici, mentre la seconda, arrivata quando molte strutture erano già gravemente danneggiate, avrebbe provocato il collasso definitivo.
Per spiegare il fenomeno, il professor Durante ha utilizzato un esempio intuitivo: immaginare un castello di carte che viene spinto violentemente prima in una direzione e subito dopo nella direzione opposta. Una struttura già indebolita difficilmente riesce a sopportare un secondo impulso dinamico così intenso.
Le onde sismiche, inoltre, si sono propagate lungo gran parte della fascia costiera settentrionale del Paese, interessando numerosi centri abitati e causando danni estesi alle infrastrutture.
Non solo magnitudo: conta il modo in cui il terreno si muove
Uno dei concetti sottolineati dagli esperti riguarda una convinzione diffusa ma non del tutto corretta: non è soltanto il valore della magnitudo a determinare i danni.
Secondo Rivera Castañeda, infatti, la distruttività di un terremoto dipende anche dalla tipologia del movimento del terreno, dalla frequenza delle oscillazioni e dalla capacità degli edifici di assorbire tali sollecitazioni.
L’esperienza del Messico, ricordata durante l’incontro, rappresenta un precedente significativo. Dopo i devastanti terremoti che colpirono Città del Messico negli anni Ottanta, le normative edilizie furono profondamente riviste introducendo criteri molto più severi nella progettazione delle nuove costruzioni.
Ciò non significa che ogni edificio moderno sia immune ai terremoti, ma che può essere progettato per dissipare una parte considerevole dell’energia sviluppata dalle onde sismiche.
Il ruolo decisivo dell’ingegneria antisismica
Durante la diretta è stato dedicato ampio spazio alle moderne tecnologie costruttive.
Il professor Durante ha illustrato come numerosi grattacieli realizzati negli ultimi decenni utilizzino sofisticati sistemi di smorzamento dinamico capaci di limitare le oscillazioni durante terremoti e forti venti.
Uno degli esempi più noti è rappresentato dal grattacielo Taipei 101, dotato di un enorme smorzatore a massa accordata: una gigantesca sfera metallica sospesa che, grazie alla propria inerzia, oscilla in senso opposto rispetto all’edificio contribuendo a ridurne le vibrazioni.
Il principio fisico è relativamente semplice: mentre il palazzo tende a muoversi seguendo il terreno, la massa sospesa oppone una forza che attenua l’oscillazione complessiva della struttura.
Lo stesso concetto è applicato, con tecnologie differenti, in numerose costruzioni moderne presenti nelle aree ad alta sismicità del mondo.
Perché il Giappone resiste meglio ai terremoti
Uno dei confronti affrontati riguarda inevitabilmente il Giappone, considerato il punto di riferimento mondiale nell’ingegneria antisismica.
Secondo Durante, gli edifici giapponesi non sono semplicemente “più robusti”, ma sono progettati per deformarsi in modo controllato durante il terremoto.
La rigidità assoluta, infatti, non rappresenta necessariamente una soluzione.
Per spiegare questo principio il docente ha utilizzato un esempio molto efficace: una matita rigida, se viene agitata alla base, trasmette integralmente il movimento verso l’alto. Una struttura capace invece di assorbire parte dell’energia attraverso sistemi elastici o dissipativi riesce a limitare le sollecitazioni sulle parti portanti.
Si tratta di concetti sviluppati attraverso sofisticati modelli matematici che descrivono il comportamento oscillatorio delle strutture e consentono agli ingegneri di progettare edifici molto più sicuri.
Venezuela: quando le costruzioni non sono adeguate
Nel caso venezuelano, secondo gli esperti intervenuti nella diretta, il problema principale sarebbe rappresentato dalla vulnerabilità di una parte consistente del patrimonio edilizio.
Molti edifici, infatti, non sarebbero stati progettati secondo criteri antisismici moderni.
Quando un terremoto sviluppa accelerazioni molto elevate, strutture prive di adeguati sistemi di dissipazione dell’energia possono andare rapidamente incontro al collasso.
Alla vulnerabilità degli edifici si aggiungono i danni subiti da reti idriche, elettriche e infrastrutture di trasporto, elementi che complicano enormemente le operazioni di soccorso e ricostruzione.
Italia, quali sono i rischi?
Una parte significativa del confronto è stata dedicata anche alla situazione italiana.
Durante ha ricordato che oggi le nuove costruzioni devono rispettare precise normative antisismiche che impongono rigorosi calcoli strutturali.
Il problema riguarda però il vastissimo patrimonio edilizio storico.
Secondo quanto evidenziato durante la trasmissione, una larga parte degli edifici italiani è stata costruita prima dell’introduzione delle moderne norme tecniche e potrebbe quindi risultare più vulnerabile rispetto alle costruzioni recenti.
Milano e Torino si trovano in aree caratterizzate da una sismicità relativamente bassa rispetto all’Appennino centrale, ma questo non elimina completamente il rischio.
L’attenzione degli ingegneri, infatti, non riguarda soltanto la probabilità che avvenga un terremoto, ma anche la capacità delle costruzioni di sopportare l’intensità prevista per quella specifica zona.
Anche il terreno può amplificare il terremoto
Un altro aspetto spesso poco conosciuto riguarda la natura geologica del terreno.
Secondo il professor Durante, terreni soffici o costituiti da depositi alluvionali possono amplificare significativamente le onde sismiche.
Questo fenomeno, noto come amplificazione locale, può determinare scuotimenti molto più intensi rispetto ad aree costruite su substrati rocciosi.
L’esempio portato durante la diretta riguarda anche alcune zone di Roma, dove la presenza di antichi depositi fluviali richiede particolare attenzione nella progettazione delle nuove costruzioni.
Le moderne normative tengono conto anche di queste caratteristiche geologiche attraverso studi geotecnici sempre più accurati.
L’esperienza del Messico
Jesús Rivera Castañeda ha ricordato come il Messico abbia imparato molto dalle tragedie del passato.
La Torre Latinoamericana di Città del Messico rappresenta uno degli esempi più citati di progettazione antisismica riuscita: l’edificio ha superato senza danni alcuni dei terremoti più forti registrati nel Paese.
Ciò dimostra, secondo il docente, quanto sia determinante la qualità della progettazione.
Allo stesso tempo, Rivera Castañeda ha sottolineato che non tutto il patrimonio edilizio messicano rispetta gli stessi standard e che molte aree urbane rimangono ancora vulnerabili.
La prevenzione resta l’arma più efficace
Uno dei messaggi conclusivi emersi dall’incontro è che i terremoti, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, non possono essere previsti con precisione.
Ciò che può essere fatto è ridurre drasticamente il rischio attraverso una pianificazione urbanistica consapevole, rigorose norme costruttive, controlli sulla qualità dei materiali e continui investimenti nella ricerca.
La scienza, hanno evidenziato gli esperti, non può impedire il verificarsi di un sisma, ma può contribuire in modo determinante a limitare il numero delle vittime.
L’analisi tecnica proposta durante la diretta di Fast News Platform ha voluto proprio ribadire questo concetto: comprendere il comportamento delle onde sismiche, delle strutture e dei terreni significa trasformare la conoscenza scientifica in uno strumento concreto di prevenzione. Una lezione che, alla luce della tragedia venezuelana, assume un valore ancora più importante per tutti i Paesi esposti al rischio sismico.
