Acqua sempre più scarsa nei campi: l’agricoltura punta su genetica e tecnologie per salvare i raccolti
L’emergenza idrica non rappresenta più soltanto una minaccia per le produzioni agricole, ma anche una questione strettamente legata alla sicurezza alimentare e alla salute pubblica. È questo il messaggio emerso dall’assemblea annuale di Confagricoltura Udine, che ha dedicato un approfondimento alla crescente scarsità d’acqua e alle strategie necessarie per garantire un’agricoltura sostenibile e resiliente.
L’estate 2026 conferma infatti una situazione sempre più critica. Le elevate temperature e la riduzione delle precipitazioni stanno mettendo sotto pressione le coltivazioni, rendendo l’irrigazione una pratica indispensabile ma anche sempre più costosa dal punto di vista economico ed energetico.
«L’annata climatica 2026 ha avuto, fin qui, un andamento difficile per l’agricoltura», ha spiegato il presidente di Confagricoltura Udine, Philip Thurn Valsassina, sottolineando come gli agricoltori siano orientati verso colture meno esigenti dal punto di vista idrico, con una progressiva riduzione delle superfici coltivate a mais. Una scelta dettata dall’adattamento ai cambiamenti climatici e dalla prospettiva di poter contare, in futuro, anche sulle innovazioni della genetica vegetale.
I dati fotografano un quadro preoccupante. In Italia la disponibilità di acqua è diminuita del 20% nell’arco degli ultimi cento anni, mentre il Paese continua a essere tra quelli europei con i consumi più elevati. L’agricoltura assorbe infatti circa il 49% dell’acqua utilizzata, confermando quanto la gestione efficiente della risorsa rappresenti una priorità strategica.
Secondo Michele Morgante, direttore dell’Istituto di Genomica Applicata dell’Università di Udine, il cambiamento climatico impone un’accelerazione nella ricerca scientifica. «L’agricoltura ha sempre più bisogno di acqua e il cambiamento climatico produce effetti che vanno oltre la sola carenza idrica», ha osservato. Per affrontare questa sfida, ha evidenziato, servono innovazione genetica attraverso le Tecniche di Evoluzione Assistita (Tea), nuove tecnologie e maggiori investimenti nella ricerca, anche sfruttando il contributo dell’Intelligenza Artificiale per sviluppare varietà vegetali più resistenti agli stress idrici.
La situazione appare destinata a diventare ancora più complessa. Stefano Bongiovanni, direttore dell’Area tecnica del Consorzio di Bonifica Pianura Friulana, ha ricordato che le proiezioni dell’Arpa prevedono, entro il 2050, un incremento del fabbisogno idrico di circa 100 millimetri in Friuli Venezia Giulia.
Il problema non riguarda soltanto la quantità complessiva di acqua disponibile, ma soprattutto la sua distribuzione nel corso dell’anno. Negli ultimi anni, infatti, si registra un eccesso di precipitazioni durante l’inverno e una marcata carenza nei mesi estivi, proprio quando le colture necessitano di maggiori apporti irrigui.
Per rispondere a questa nuova realtà climatica, dal 2022 il Consorzio ha avviato un piano di trasformazione dei sistemi irrigui, con reti in pressione che oggi coprono il 62% delle superfici servite, favorendo un’irrigazione di precisione capace di ridurre gli sprechi. Tra gli interventi figurano anche l’efficientamento delle infrastrutture, la realizzazione di nuovi invasi e misure per contenere i consumi. Nonostante ciò, nei giorni scorsi è stato necessario approvare un Piano di gestione della siccità emergenziale.
Nel corso dell’incontro è stato inoltre illustrato come le moderne tecnologie possano supportare gli agricoltori nella gestione dell’acqua. I tecnici di Perleuve Srl hanno presentato sistemi di consulenza basati sull’irrigazione di precisione e su dispositivi digitali in grado di ottimizzare l’utilizzo della risorsa idrica, mentre la Direzione Agricoltura della Regione Friuli Venezia Giulia ha illustrato gli strumenti disponibili per sostenere gli investimenti nelle infrastrutture irrigue.
La sfida dell’acqua, hanno concluso i relatori, non riguarda soltanto il futuro delle aziende agricole, ma la capacità dell’intero sistema agroalimentare di garantire produzioni sufficienti e di qualità in un contesto climatico sempre più estremo. Innovazione scientifica, gestione efficiente delle risorse e investimenti nelle tecnologie saranno gli elementi chiave per tutelare la sicurezza alimentare e preservare una risorsa essenziale per la salute delle persone e dell’ambiente.
