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Sbiancamento dentale: come funziona, quando ha senso e cosa aspettarsi

Il colore dei denti pesa sulla percezione del proprio sorriso più di quanto si immagini, e la richiesta di schiarirli è cresciuta di pari passo con l’attenzione all’estetica del viso.

Prima di prenotare un trattamento, però, vale la pena capire che cosa lo sbiancamento può fare davvero, da quali condizioni della bocca dipende il risultato e in quali casi conviene rimandarlo. Per inquadrare il tema con precisione abbiamo chiesto la consulenza tecnica del Dottor Cesare Zancan, Direttore Sanitario dello studio dentistico Spezzapria Zancan, realtà di riferimento in provincia di Vicenza, con un’esperienza di oltre 30 anni sul territorio.

Perché i denti cambiano colore

La tonalità dei denti non è uguale per tutti e tende a modificarsi nel tempo, per diverse ragioni. Una parte dipende dall’alimentazione: caffè, tè, vino rosso e alcuni cibi ricchi di pigmenti lasciano depositi che nel tempo scuriscono la superficie, e il fumo di sigaretta produce un effetto analogo e più tenace. A questo si aggiunge l’invecchiamento fisiologico dello smalto, che con gli anni si assottiglia e lascia trasparire la dentina sottostante, naturalmente più gialla.

Esistono poi discromie legate a fattori individuali, come l’assunzione di alcuni farmaci durante lo sviluppo dentale o un eccesso di fluoro, che danno colorazioni diverse da quelle legate alle abitudini quotidiane. La distinzione utile è quella tra le macchie estrinseche, che restano sulla superficie dello smalto e derivano soprattutto da cibi, bevande e fumo, e le discromie intrinseche, che interessano la struttura interna del dente. Distinguere l’origine della discromia è il primo passo, perché le prime si attenuano già con una pulizia professionale mentre le seconde richiedono lo sbiancamento vero e proprio, e alcune non si correggono affatto con il trattamento tradizionale.

Che cosa fa lo sbiancamento e da dove si parte

Lo sbiancamento è un trattamento estetico che agisce sul colore attraverso un gel a base di perossido, di idrogeno o di carbammide, che penetra nello smalto e scompone le molecole responsabili delle pigmentazioni. La sua riuscita, spiega il Dott. Zancan, dipende però da una condizione che precede il trattamento vero e proprio, cioè lo stato di salute della bocca. Prima di intervenire sul colore lo studio esegue una valutazione di denti e gengive e una seduta di igiene professionale, perché lo sbiancamento non rimuove la placca e il tartaro e un risultato uniforme presuppone una superficie già pulita.

C’è un limite che è importante conoscere prima di iniziare. Il perossido agisce sullo smalto naturale, ma non modifica il colore dei materiali artificiali: otturazioni, capsule, faccette e protesi mantengono la loro tonalità di partenza. Chi ha lavori visibili sui denti anteriori va quindi valutato con attenzione, perché dopo lo sbiancamento quei denti potrebbero risultare di una tonalità diversa dagli altri, ed è uno dei motivi per cui la fase preliminare in studio conta quanto il trattamento in sé.

Trattamento in studio e sbiancamento domiciliare

Le vie per schiarire i denti sotto controllo del dentista sono sostanzialmente due, e spesso si combinano. Il trattamento alla poltrona utilizza gel a concentrazione più alta e agisce in tempi rapidi, con la sessione gestita interamente in studio e le gengive protette da barriere apposite.

L’alternativa su cui lo studio Spezzapria Zancan punta molto è lo sbiancamento domiciliare, che il paziente esegue a casa con mascherine costruite su misura in laboratorio e un gel a concentrazione più bassa, da applicare per un tempo definito nell’arco di alcune settimane. Proprio perché rilascia meno perossido, questa modalità risulta più indicata per i denti sensibili e la sua efficacia si costruisce sulla costanza nel tempo: l’azione ripetuta e graduale tende a produrre un risultato stabile.

In entrambi i casi la durata dell’effetto non è definitiva, perché varia da uno a tre anni circa a seconda di alimentazione, fumo e igiene quotidiana, e si prolunga con sedute di mantenimento periodiche. Ridurre il consumo delle sostanze più pigmentanti e curare l’igiene domestica sono gli accorgimenti che, nella pratica, allontanano nel tempo la ricomparsa delle macchie.

Quando rimandare lo sbiancamento

Lo sbiancamento non è indicato in ogni situazione, e riconoscere i casi in cui va posticipato fa parte della valutazione clinica. La presenza di carie o di gengive infiammate impone di curare prima quelle condizioni, perché il gel a contatto con un dente cariato o con tessuti irritati può causare disturbi ed espone a un risultato scadente.

L’indicazione condivisa dalla comunità odontoiatrica è inoltre quello di evitare lo sbiancamento in gravidanza e allattamento, in via prudenziale, e di non proporlo prima dei dodici anni. Un ruolo lo giocano infine le aspettative: il trattamento schiarisce la tonalità naturale di ciascuno, ma non porta tutti i sorrisi allo stesso bianco assoluto, e un professionista serio chiarisce fin dall’inizio il risultato realistico che si può raggiungere. È questa valutazione iniziale dello stato della bocca, prima ancora della scelta della tecnica, a fare la parte più importante nella riuscita e nella sicurezza del trattamento.

Redazione

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