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Il caso del riccio torturato e ucciso a Ciriè pone inquietanti interrogativi sui valori della società

SOS Gaia si unisce all’indignazione generale per quel povero riccio che è stato torturato fino alla morte da un gruppo di ragazzini che per gioco lo hanno usato come un pallone da football e poi lo hanno abbandonato sulle rotaie della ferrovia Torino-Ceres. Il minorenne autore del gesto, incitato dal branco, dopo avere ucciso il riccio, oltre a pubblicarne il video sui social, ha incastrato l’animale tra le traversine dei binari della ferrovia affinché venisse schiacciato da un treno. “Ci chiediamo come possa esistere un tale disprezzo per la vita, una tale indifferenza davanti alla sofferenza di un essere senziente inerme che aveva la sola colpa di essere di fattezze diverse da quelle umane. E ci chiediamo anche che tipo di valori hanno alcuni adolescenti, che tipo di futuro costruiranno per se stessi e per la comunità”. A chiederselo è Rosalba Nattero, Presidente SOS Gaia. “Un crimine compiuto verso un essere vivente, anche se non è compiuto verso un essere umano, è pur sempre un crimine e andrebbe punito come tale. Secondo l’FBI, il 90% di chi tortura animali da giovane, sarà poi violento, sadico e crudele con donne e bambini”.

Un documento firmato da 750 psicologi, prima firma Annamaria Manzoni, afferma “il non rispetto per gli esseri viventi, il disconoscimento dei messaggi di sofferenza, ostacola lo sviluppo dell’empatia, fondamentale momento di formazione e di crescita”. Giancarlo Barbadoro, ispiratore dei principi di SOS Gaia, ha scritto: “Portare aiuto alla condizione animale significa impostare i valori di una futura società più giusta e armonica dove non vi siano discriminazioni speciste e in cui tutti possano godere di valori improntati alla fratellanza, alla libertà degli individui e al godimento di una qualità di vita felice che sia in armonia con la Natura”. Purtroppo il povero riccio non ha usufruito di questi valori illuminati, e questo deve far riflettere sul tipo di società che vogliamo costruire per noi, per i nostri figli e per tutti gli esseri viventi.