Hpv e tumore del collo dell’utero: l’importanza della prevenzione

Responsabile del 99% dei tumori del collo dell’utero nelle donne e di parte dei tumori di ano, vulva, vagina, pene e gola. È il papillomavirus umano, o Hpv, con cui quasi tutti vengono in contatto (90% della popolazione) nel corso della vita, mediante i rapporti sessuali. Ci sono oltre un centinaio di ceppi, ma solo 12 possono causare il cancro se l’infezione persiste. Di solito, la lesione compare dopo più di 10 anni dal contagio.

Hpv e tumore del collo dell’utero (o cervice uterina) sono strettamente collegati. È al quarto posto tra i tumori più comuni nelle donne, e secondo il rapporto “Global Cancer Statistics 2020″ è il 6,5% di tutti i tumori diagnosticati nel sesso femminile nel mondo. In Italia la patologia è l’1,3% di tutti i tumori che colpiscono le donne, con 2.400 nuovi casi registrati ogni anno e all’incirca 500 decessi. Ma in tutto il mondo occidentale il numero dei casi e delle morti per carcinoma della cervice uterina sono in calo costante, grazie alla diffusione dello screening per la diagnosi precoce e alla vaccinazione che previene l’infezione. Grazie a questa azione combinata, in Italia negli ultimi anni l’incidenza dei tumori della cervice uterina è diminuita di quasi il 25%.

In Italia lo screening per il tumore del collo dell’utero viene proposto gratis alle donne con modalità differente in base alle regioni. In alcuni casi si riceve l’invito a partecipare con l’appuntamento già prefissato, in altri bisogna prenotarlo autonomamente, ci si può informare presso il proprio medico di famiglia. Il Pap-test è offerto gratis in Italia ogni 3 anni alle donne tra i 25 e i 30 anni, mentre l’Hpv-Dna-Test viene eseguito ogni 5 anni alle 30-64enni. Il sistema sanitario italiano, mediante le regioni, sta completando la transizione verso il modello di screening basato sull’HPV- Test, che sta diventando l’esame diagnostico di primo livello per il cervico-carcinoma.

Il Pap-Test individua nel collo dell’utero le cellule eventualmente modificate dalla presenza del virus HPV, è quindi un test citologico. L’HPV-DNA-test (o HPV-test) èun esame molecolare e non rileva la presenza di cellule alterate dal virus, ma direttamente il DNA virale. È quindi un esame molto sensibile. L’HPV-test va effettuato non prima dei 30 anni e va ripetuto con intervalli non inferiori ai 5 anni. Dai 25 a 30 anni l’esame di riferimento rimane il Pap-Test da eseguirsi ogni 3 anni. Questa scelta è dovuta al fatto che quando si è giovani la probabilità di avere un’infezione da HPV è molto alta, ma molto raramente assume un’importanza clinica, ossia porta a un tumore o a un’altra patologia.

Una donna positiva all’HPV-Test dovrà sottoporsi a Pap-Test che, quindi, diventa un esame di completamento. Se il Pap-Test non individua alterazioni, basta ripetere l’HPV-Test dopo un anno. Nei casi in cui l’analisi al microscopio mostra la presenza di cellule con caratteristiche pre-tumorali o tumorali, il protocollo di screening prevede ulteriori esami di approfondimento: colposcopia e biopsia.

La colposcopia consente allo specialista di vedere ingrandita la cervice uterina, che è la parte anatomica che separa il canale vaginale dall’utero. Così il medico può confermare la presenza di lesioni pre-tumorali o tumorali e valutarne l’estensione. Alla colposcopia può seguire anche la biopsia, cioè il prelievo di una piccola porzione di tessuto anomalo, che viene sottoposta a un’analisi che conferma le caratteristiche esatte del tumore. L’adesione ai programmi di screening, rispettando gli intervalli corretti, aumenta sensibilmente le probabilità di individuare la malattia in uno stadio di sviluppo molto precoce. Il che molte volte permette di risolvere il caso con un intervento chirurgico.

Solo 12 ceppi di HPV sono oncògeni. Gli altri rimangono silenti o danno origine alle verruche genitali (i condilomi) cioè a tumori benigni cutanei, che sono lesioni asportabili chirurgicamente o con tecniche di crioterapia.

L’HPV si trasmette perlopiù per via sessuale, quindi l’uso del profilattico è molto utile per evitare questo tipo di cancro. Va però ricordato che il preservativo non è efficace al 100%, visto che il papillomavirus si può trasmettere anche mediante il contatto di zone della cute o delle mucose che non sono coperte dal profilattico. Poiché parliamo di una infezione sessualmente trasmissibile, un inizio precoce dell’attività sessuale e partner multipli – in assenza di protezione e/o vaccinazione – aumentano il rischio di ammalarsi.

Oltre l’80% delle donne sessualmente attive contrae l’HPV nel corso della propria vita, ma anche gli uomini sono esposti all’infezione. Il rischio c’è anche per le donne impegnate in una relazione stabile. Infatti l’HPV può rimanere latente per molto tempo e manifestarsi dopo molti anni dal momento del contatto. Quindi scoprire di avere un’infezione vuol dire che a un certo punto della vita si è contratto il virus, e non che il proprio partner abbia avuto relazioni con altre persone.

Nel nostro paese la vaccinazione contro l’HPV è raccomandata per le ragazze e i ragazzi nel corso del loro 12mo anno di vita, cioè prima che diventino sessualmente attivi, e in questa fascia d’età è offerta gratis ovunque sul territorio nazionale. In alcune regioni l’offerta è gratuita anche per chi ha più di 12 anni.

La vaccinazione contro il papillomavirus è molto utile perché protegge dal virus responsabile del carcinoma del collo dell’utero, ma non solo: anche altri tipi di cancro provocati dai ceppi “cattivi” di questo virus si possono evitare vaccinandosi, per esempio i tumori del cavo orale, e dell’ano. Il vaccino può prevenire circa il 90% delle neoplasie provocate dall’HPV.

Anche i maschi traggono vantaggio dall’anti-HPV, perché vengono protetti dai condilomi ano-genitali e da alcuni tumori correlati all’infezione, come quello del pene, dell’ano e della base della lingua. Inoltre, vaccinando sia i ragazzi che le ragazze si limita la circolazione del virus per tutti. Secondo l’OMS, che fin dall’inizio ha sostenuto la vaccinazione contro l’HPV, il 5% dei tutti i casi di cancro del mondo è associato all’infezione da HPV, nel 3% si tratta di donne, nel 2% di uomini.
Infezioni e lesioni pre-cancerose: quando la malattia è degli uomini

Come riporta il Gruppo italiano screening del cervicocarcinoma, “è importante che le donne vaccinate siano informate sul fatto che anche loro dovranno partecipare allo screening quando saranno invitate perché il vaccino attualmente disponibile non protegge verso tutti i 12 tipi di virus che causano le lesioni pre invasive e invasive dell’utero, ma solo verso due tipi oncogeni”. Questi due ceppi sono responsabili della maggior parte dei casi, ma in ogni caso rimane una percentuale di rischio.