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Caffè e mente: più memoria, concentrazione e reattività?

Per molti è il primo gesto della giornata: una tazzina di caffè fumante, il suo profumo inconfondibile e quella sensazione di tornare finalmente attivi. Ma dietro questo piccolo rito quotidiano non c’è soltanto il piacere del gusto. Il caffè contiene caffeina, una sostanza naturalmente presente nei chicchi che agisce sul sistema nervoso centrale e che, a dosi moderate, può aumentare la lucidità mentale e ridurre la sonnolenza.

Più svegli e reattivi: cosa succede alla mente

Uno degli effetti più conosciuti della caffeina riguarda proprio la vigilanza. Quando siamo stanchi o assonnati, una tazza di caffè può aiutarci a sentirci più svegli e pronti ad affrontare un’attività che richiede attenzione. Non è soltanto una sensazione soggettiva: una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata nel 2025, che ha analizzato 31 studi randomizzati per un totale di 1.455 partecipanti, ha trovato un miglioramento dell’attenzione, sia nei tempi di reazione sia nell’accuratezza. Gli autori sottolineano però anche un aspetto importante: aumentando la dose, la velocità di risposta può continuare a migliorare mentre l’accuratezza può raggiungere un punto oltre il quale peggiora.

Questo aiuta a capire perché il caffè possa essere particolarmente apprezzato al mattino, durante una pausa di studio o quando bisogna mantenere la concentrazione per un certo periodo. La caffeina non rende automaticamente più intelligenti e non sostituisce il riposo, ma può contribuire temporaneamente a contrastare sonnolenza e calo della vigilanza.

E la memoria? Il caffè può aiutare a ricordare?

Quando si parla di caffè e memoria è meglio evitare promesse eccessive. Non possiamo dire semplicemente che bere caffè “potenzia la memoria”. Il rapporto tra caffeina e funzioni cognitive è più complesso e dipende anche dalla quantità assunta, dal momento della giornata, dalla sensibilità individuale e dalle abitudini di consumo.

La relazione con l’attenzione, però, è interessante perché essere più vigili e concentrati può essere importante quando leggiamo, studiamo, lavoriamo o cerchiamo di apprendere qualcosa di nuovo. Alcuni studi sul caffè hanno inoltre osservato effetti favorevoli su specifiche prestazioni cognitive, come attenzione e tempi di reazione. In una ricerca controllata condotta su adulti giovani e anziani, per esempio, il caffè con caffeina ha prodotto maggiore vigilanza e tempi di reazione più rapidi rispetto al placebo.

Insomma, più che considerare il caffè una “bevanda per la memoria”, è più corretto vederlo come un possibile alleato della vigilanza, della prontezza mentale e dell’attenzione.

Non c’è soltanto la caffeina

Il caffè è una bevanda complessa e contiene numerose sostanze oltre alla caffeina. Tra queste troviamo diversi composti bioattivi, compresi polifenoli e altri componenti che vengono studiati per i loro possibili effetti sull’organismo.

Questo è uno dei motivi per cui la ricerca scientifica sul caffè non si limita agli effetti immediati della caffeina sulla concentrazione, ma osserva anche le possibili associazioni tra consumo di caffè e salute nel lungo periodo. È tuttavia importante non confondere un’associazione osservata negli studi con la certezza che sia proprio il caffè a provocare un determinato beneficio.

Per questo motivo il caffè può tranquillamente trovare posto in un’alimentazione equilibrata, senza trasformarlo però in una sorta di alimento miracoloso.

Quando troppo caffè può diventare controproducente

Il fatto che una sostanza abbia effetti positivi a determinate dosi non significa che “di più” sia necessariamente meglio. Anzi, con la caffeina la moderazione è particolarmente importante.

Un consumo eccessivo può favorire nervosismo, agitazione, difficoltà ad addormentarsi e altri disturbi legati alla stimolazione del sistema nervoso. Anche il sonno merita particolare attenzione: secondo l’EFSA, già 100 mg di caffeina possono modificare la durata e la qualità del sonno in alcune persone, soprattutto quando vengono assunti vicino all’ora di andare a letto.

Ed è proprio qui che il meccanismo può diventare un piccolo circolo vizioso: se utilizziamo troppo caffè per combattere la stanchezza e poi dormiamo peggio, il giorno successivo potremmo sentirci ancora più affaticati e avere nuovamente bisogno di caffeina.

La sensibilità, inoltre, non è uguale per tutti. Alcune persone possono bere un espresso dopo cena senza particolari conseguenze, mentre altre possono accorgersi che anche una tazzina nel pomeriggio interferisce con il sonno.

Quante tazzine? La parola d’ordine è moderazione

Per gli adulti sani, l’EFSA indica come quantità generalmente non preoccupante un’assunzione fino a 400 mg di caffeina al giorno, distribuita nell’arco della giornata. Per le donne in gravidanza il riferimento scende a 200 mg al giorno, considerando tutte le fonti di caffeina.

Attenzione, però, perché parlare semplicemente di “numero di caffè” può essere fuorviante. La quantità di caffeina varia infatti in base al tipo di bevanda e alla modalità di preparazione. Come valori indicativi, l’EFSA riporta circa 80 mg per un espresso da 60 ml e circa 90 mg per una tazza di caffè filtrato da 200 ml, ma si tratta di valori approssimativi.

E naturalmente nel conteggio quotidiano bisogna considerare anche le altre possibili fonti di caffeina, come tè, cioccolato, cola, bevande energetiche e alcuni integratori.

Il caffè sì, ma senza esagerare

Il caffè può essere un piacevole compagno della giornata e, grazie soprattutto alla caffeina, può aiutarci a sentirci più vigili, attenti e reattivi. Può essere particolarmente utile quando dobbiamo affrontare un momento di sonnolenza o un’attività che richiede concentrazione.

Non deve però diventare un modo per compensare continuamente la mancanza di sonno o la stanchezza. Una buona tazza di caffè può dare una spinta alla nostra attenzione; non può sostituire una notte di riposo.

La vera regola, quindi, rimane semplice: ascoltare il proprio organismo, tenere conto della quantità complessiva di caffeina assunta durante la giornata e non trasformare un piacevole rito in un’abitudine eccessiva. E per chi è particolarmente sensibile alla caffeina, ha problemi di sonno, è in gravidanza o presenta condizioni di salute per cui il consumo di caffeina può essere problematico, è sempre opportuno chiedere consiglio al proprio medico.

In fondo, il segreto non è bere più caffè per essere più attivi, ma trovare la quantità che ci permette di apprezzarne il piacere senza pagarne il prezzo in termini di sonno e benessere.

Rosamaria Greco

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